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INTERVENTO PSICOPEDAGOGICO E ATTIVITA’ RIABILITATIVE – RISOCIALIZZANTI

Parlare di trattamento pedagogico per un paziente psichiatrico significa riferirsi a quell’insieme di attività rivolte all’acquisizione di capacità perse o alterate a causa della malattia. L’obiettivo, infatti, che l’intervento del pedagogista si pone è quello di “seguire gli utenti nella gestione delle attività quotidiane e nei momenti collettivi, nello stimolare interessi e curiosità e nel valorizzare le risorse e le potenzialità di ognuno, attraverso le varie attività” (G. Ba, 1994).

In quest’ottica il lavoro del pedagogista, nella nostra comunità terapeutica, consiste nell’individuare le abilità cognitive (utilizzo di conoscenze, capacità di comprensione e di immaginazione), pratiche (saper fare praticamente qualcosa) e di relazione sociale (capacità di comunicazione e di relazione) al fine di una maggiore e più approfondita conoscenza dell’utente, per agire professionalmente nel rispetto delle potenzialità individuali possedute e sulle inclinazioni personali.

L’ingresso in comunità, inoltre,  per il soggetto comporta non solo la modifica di una serie di comportamenti ed atteggiamenti, più o meno patologici, ma anche un cambiamento degli spazi e dei tempi a cui era solito riferirsi, per cui il trattamento pedagogico è particolarmente indicato nelle aree che riguardano:

  • la cura di sé (capacità di lavarsi, cura ed adeguatezza del proprio abbigliamento)
  • la gestione del proprio spazio vitale (mantenere in ordine l’armadio, rifarsi il letto, utilizzare adeguatamente i servizi igienici, comportarsi civilmente a tavola)
  • la partecipazione alla vita della comunità (prendere parte alle attività interne ed esterne, rispetto degli orari e delle turnazioni)
  • la socializzazione (rapporti con gli altri utenti, con il personale, con il mondo esterno)
  • l’autonomia (gestione del tempo e del denaro, capacità decisionali e comportamentali).

I cambiamenti ottenuti vengono valutati qualitativamente e quantitativamente  in riferimento al confronto tra le abilità iniziali e quelle finali, nonché al raggiungimento o meno degli obiettivi previsti nelle diverse attività.

Si vuole, quindi, accompagnare il paziente nel suo percorso di cambiamento al fine di migliorarne la qualità della vita, in prospettiva di un ritorno alla società.

 

Le attività riabilitative-risocializzanti rappresentano l’area peculiare dell’intervento di una Comunità, dal momento che raramente trovano spazio al di fuori dei contesti di ricovero residenziali o semiresidenziali.

A volte semplici, all’apparenza, altre volte più complesse e strutturate, conservano il principio comune di creare un setting sicuramente terapeutico in contesti e con metodologie che si richiamano ad attività culturalmente appartenenti alla vita di tutti i giorni.

Per grandi linee, possiamo distinguere due “blocchi” di attività, distinte sulla base del setting:

  • Le attività interne, svolte in seno alla struttura, sia nei laboratori che negli spazi di cui la struttura stessa è dotata. Ne fanno parte, fra le tante:
    • le attività grafo-pittoriche
    • le attività prassico-manuali
    • la lettura del giornale
    • i gruppi di discussione
    • l’assemblea settimanale degli utenti
    • le attività sportive e motorie
    • il laboratorio taglio e cucito
    • il giardinaggio e il piccolo allevamento
    • la redazione del giornale di Comunità
    • il laboratorio di falegnameria
    • il bricolage
    • il laboratorio di drammatizzazione e attività musicali

 

A queste si assegna, oltre alla funzione di sostegno a quelle più specialistiche (psicofarmacoterapia e psicoterapia), la funzione di recupero delle capacità di relazione e di socializzazione, in un contesto a media protezione, molto utile in una prima fase, ma certamente propedeutico alla seconda area di attività, quelle esterne.

Le attività esterne svolte dalla C.T.A. nel territorio:

  • collaborazione con il DSM di competenza, con gli Enti Locali e le Amministrazioni, con le Scuole e le Istituzioni, con associazioni di volontariato e di impegno sociale. Ne fanno parte, fra le tante:
  • le visite guidate
  • la partecipazione ad iniziative territoriali che prevedono il coinvolgimento di varie realtà locali
  • le gite
  • la fruizione monitorata e finalizzata dei servizi territoriali (uffici, esercizi commerciali, locali, cinema, agenzie culturali, ecc.)
  • l’inserimento lavorativo, intervento particolarmente articolato e complesso che vede interagire diverse componenti a differente ruolo.

 

Sono queste attività che possono ancor più dare uno strumento di verifica e di valutazione del lavoro svolto, giacché la finalità ultima del lavoro svolto in Comunità deve, nei tempi e nei modi adeguati, essere quella di un “ritorno” al territorio, alla propria origine sociale e familiare.

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